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DRAPPO 2011 - SENZA FUTURO-

Credo, che il drappo del Palio dei Bisnenti 2011, esprima con tutta la sua forza una situazione di estrema attualità: quella di una generazione di giovani a cui sono stati tolti i riferimenti per il proprio futuro. Questo concetto, si rispecchia nel drappo, dalla figura del giovane seduto con la testa fra le mani. Linguaggio del corpo, che esprime l’estremo disagio di una persona, tutta la disperazione per una situazione imprevista ed estremamente negativa, e, nel caso, l’esproprio della propria abitazione, che, viene vista da lontano come per rispecchiarne e sottolinearne la perdita; il tutto per appagare le esigenze della Serenissima del tempo. Il giovane seduto dimostra inesorabilmente il senso di prostrazione per l’accaduto, tanto da far affiorare l’unico sentimento possibile: la disperazione. La figura sulla sinistra appoggiata all’albero, dimostra l’appartenenza ad una generazione precedente, che, ormai forgiata dalle avversità della vita, trasmette all’osservatore si grande sofferenza per il trovarsi nella medesima situazione, ma in più, oltre alla propria, anche la preoccupazione derivante dal senso di prostrazione emanato dalla figura di fronte. Il drappo di quest’anno, in effetti, esprime il riaffiorare nel tempo in forma altalenante, di certe situazioni che si ripetono, quasi a monito che se non si conosce la storia e i suoi perché, con molta probabilità prima o poi qualche generazione sarà destinata a riviverla.
Questo dipinto, è stato realizzato come ogni anno, con una personale tecnica di olio su tela. Il ruolo della tecnica è sempre stato importante nell’arte visiva, fino al punto di concorrere in alcuni casi, alla sostanziale determinazione del valore artistico dell’opera. Ciò spiega l’impegno profuso anche dagli artisti dell’epoca moderna, nella ricerca caratteriale della pratica suggerita dal proprio immaginario, cedendo spazio alle iniziative del pittore e alla impostazione della propria personalità. In ogni caso la soddisfazione dell’artista è l’aver coronato felicemente l’impresa, che evidenzia l’individuare comunque lo strumento fra i più congeniali al proprio discorso pittorico.
Roberto Marchiori
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