FORUM
KzmAdvertise Applet  

Un Palio per ricordare i "Bisnent" del Montello

Intitolare un palio all'epopea dei bisnenti montelliani è una maniera simpatica di rievocare una pagina significativa dellanostra storia e - si auspica - di suscitare curiosità attorno ad essa.
Chi erano i Bisnenti o Pisnenti del Montello? Con questi termini sin dalla prima metà dell''800 e, più ancora, nella seconda, vennero denominati i circa 7-8 mila residenti dei 13 paesi montelliani (Nervesa, Bavaria, Giavera, Selva, Lavajo, Volpago, Martignago, Venegazzù, Caonada, Biadene, Busco, Ciano e S. Mama), che sopravvivevano grazie ad una sistematica attività di spogliazione del bosco, inutilmente repressa dall'autorità del tempo. Le due parole indicavano in origine i braccianti giornalieri o saltuari, i contadini senza terra, i boscaioli senza bosco, ma furono applicate ai Montelliani per sottolinearne più efficacemente le miserrime condizioni di vita, divenendo per facile etimologia sinonimi di due volte niente, più niente, cioè di nullatenenti, di poveri in canna.
La loro storia veniva da lontano e cioè dai tempi della Repubblica Serenissima di Venezia, che tra il XV e XVI secolo aveva occupato il Montello, ne aveva espulso i Montelliani, sopprimendo le attività silvo-pastorali da loro praticate e riservando il bosco alla coltura esclusiva dei roveri, indispensabili alle esigenze della sua flotta. Cacciati dal bosco, i pastori, i contadini, i carbonai ed i fornaciai montelliani divennero boscaioli al servizio dell'arsenale veneziano, vivendo tale condizione come un'autentica usurpazione dei diritti d'uso che essi vantavano su larga parte del colle e che rimontavano all'epoca medievale. Malgrado la concessione a loro esclusivo vantaggio dei prodotti secondari del bosco e il loro impiego nei lavori di manutenzione, di taglio e trasporto del legname, continui furono i furti di piante e la pratica del pascolo abusivo, che furono repressi con la comminazione di multe e pene sempre più severe, dagli "squassi de corda", a "remar nelle galere", sino all' impiccagione.
A ridosso della Provvederia di Giavera, sede dell'amministrazione forestale veneziana, è tuttora visibile la "prison", nella quale venivano rinchiusi, in attesa di processo, coloro che venivano sorpresi dal "saltari" (guardie boschive) a rubare nel bosco.
La caduta della Serenissima nel 1797 ad opera dei Francesi e la successiva dominazione austriaca aggravarono notevolmente le condizioni di vita dei Montelliani, cui non furono riconosciuti, se non tardivamente e parzialmente, i vantaggi goduti ai tempi dei Veneziani. La reazione dei Montelliani, nel succedersi delle varie amministrazioni, fu quella di tentar di riprendersi abusivamente l'uso del colle, praticando talora autentici saccheggi ai danni del bosco, come nel 1848, in concomitanza con le insurrezioni antiaustriache.
Fu proprio al tempo della dominazione austriaca che i Montelliani cominciarono ad essere chiamati con i termini di bisnenti o pisnenti, che localmente venivano pronunciati con la dizione tronca di bisnent o pisnent.Tanto con i Francesi che con gli Austriaci, la Provvederia continuò ad essere la sede dell'Amministrazione del bosco, ospitando la Sottoispezione forestale, dipendente da un Ispettore generale residente a Treviso. Le stesse funzioni amministrative furono conservate anche con l'annessione del Veneto al Regno d'Italia nel 1866. La politica forestale attuata sul Montello dal Governo italiano, con la vendita di grandi quantità di piante "per aste pubbliche complessive", gestite dalla "Regia Sottoispezionedi Giavera", impoverì irreparabilmente il bosco e rese addirittura drammatica la condizione dei bisnent, privati di ogni diritto, esclusi dai lavori di taglio e piantumazione, e costretti per sopravvivere al furto quotidiano della legna nel bosco.
Avvantaggiati dalla secolare conoscenza dei luoghi e dei percorsi, i bisnent eludevano la sorveglianza delle guardie, si introducevano nel bosco, ne asportavano piante vive e legna secca, che poi utilizzavano non tanto per le loro esigenze, ma soprattutto come merce di scambio per procurarsi la polenta e poco altro con cui sopravvivere.
Le denunce e le condanne per i furti di legna furono innumerevoli. Un testimone dell'epoca, l'avv. Luigi Stivanello, annotava in proposito: "Il circondario di Giavera offre in contravvenzioni constatate una media 54 volte superiore che la media nazionale del Regno". A nulla tuttavia servivano siffatte misure repressive, perchè - come si legge in una relazione del 1884 "i bisnenti invocano talora i1 carcere come luogo ove sfamarsi".La "questione montelliana", assunta ad argomento di dibattito culturale e politico a livello addirittura nazionale, fu risolta con la legge Bertolini-Chimirri del febbraio 1892, che stabilì la sdemanializzazione del colle, la sua assegnazione per metà ai "bisnent" a titolo gratuito e la vendita dell'altra metà in poderi.
Fu questa l'ultima, rilevante, anche se discutibile, operazione che avvenne nella Provvederia, dove la "Rappresentanza Consorziale", formata da dieci membri dei Comuni montelliani (Arcade, Cornuda, Montebelluna, Nervesa e Volpago) curò, tra mille difficoltà e pressioni, l'assegnazione delle quote agli aventi diritto, cioè- ai residenti nei 13 paesi montelliani da almeno dieci anni e in possesso del certificato di miserabilità.
Furono così create ben 2684 piccole proprietà ed alienati 386 poderi, sui quali sorsero i paesi di SS. Angeli e S. Croce.
La quotizzazione del Montello risolse solo in minima parte i problemi economici dei bisnent. Dopo meno di 20 anni infatti oltre il 20% degli assegnatari aveva già ceduto la propria quota, riprendendo la solita vita di stenti, di miseria e di emigrazione massiccia.

Pietro Zanatta

                     SPONSORS | CREDITS

-- Tutti i diritti di copyright sono riservati a discrezione del Comitato Palio © 2003 info@paliodeibisnenti.it --